Gli editoriali e le interviste di Pino Cavuoti su «i Fatti del nuovo Molise» pinocavuoti@gmail.com
domenica 15 settembre 2013
Palazzo Moffa accerchiato
Palazzo Moffa è accerchiato. Da chi vuol mettere mano alla riduzione dei costi della politica e in particolare agli stipendi degli eletti. Viene annunciato un progetto di legge di iniziativa popolare. Ora si sono fatti di nuovo sotto due sindaci trignini non certo teneri come Gigino D’Angelo e Domenico Di Lisa. I primi cittadini di Montefalcone del Sannio e Roccavivara presenteranno la prossima settimana una loro proposta per ridurre il mensile degli inquilini di Palazzo Moffa. Il loro ragionamento non fa una grinza: sono troppi i soldi che vengono corrisposti agli assessori e ai consiglieri regionali. E non si tratta di frasi fratte, di populismo delle peggiore specie. E che gli eletti siano diventati sordi, anche gli ultimi arrivati con le dovute eccezioni, lo si può intuire dal tentativo di nascondere, ad esempio, l’argomento art. 7 (portaborse) per poi essere recuperato in curva da Niro e Frattura. Ai consiglieri viene chiesta maturità e consapevolezza che la gente vuole anche esempi veri. Altrimenti è meglio che si abituino all’idea di essere circondati.
domenica 8 settembre 2013
Avviso ai naviganti
Prima Scarabeo, poi Cannata, ora Totaro. Contrasti verbali nella maggioranza di centrosinistra e non solo, con vedute diverse sul da farsi a cui ha fatto seguito l’immediata presa di posizione di Frattura. Un intervento in tackle per far capire che non può essere consentito a nessuno di prendere posizione senza aver concordato prima con il governatore. Come si suol dire due indizi che fanno una prova. Una dimostrazione che Frattura non è quel pezzo di legno messo a sedere su una poltrona in via Genova, il quale anzi ha capacità di azione e di decisionismo. L’unica sensazione che si ha nelle risposte rese ai vari Scarabeo, Cannata e Totaro e che abbia usato un modo troppo diretto, come se le cose dette e scritte l’abbiamo toccato nell’intimo, in maniera profonda, come se fossero cose personali. Ma forse la spiegazione è molto più semplice: è solo la dimostrazione che non vuol concedere proscenio a nessuno se ciò, in qualche modo, può offrire l’immagine di un governo regionale debole e frammentato. A meno che non ci siano problemi più profondi i quali al momento sfuggono a chi non è nelle sacre stanze.
Pino Cavuoti
domenica 1 settembre 2013
Tre anni dopo
Cari lettori,
tre anni fa questo foglio ha fatto il suo debutto in edicola. Nasceva con tanti buoni propositi e, come tutte le cose nuove, si cominciava con tante speranze forti del contributo di professionalità importanti nel panorama editoriale regionale. Di acqua e di colleghi ne sono passati, ne sono arrivati di nuovi e tanti altri sono andati via. Difficoltà ne abbiamo avute e ne continuiamo ad avere, ma per grazia di Dio e il sostegno di qualche amico, siamo ancora oggi qui a dialogare con voi. Anche in questa domenica. L’aria che si respira non è buona per nessuno, tanto meno per chi produce informazione. La carta stampata sta conoscendo una stagione fredda, anzi glaciale. E a dispetto di chi crede che prima o poi ci sarà la fine dei giornali così come siamo abituati a leggere, ritengo che ci sia ancora la possibilità di restare in edicola. Certo con il sempre più importante apporto della rete, che cosente di utilizzare in tempo reale il contributo della gente comune la quale anche con un semplice scatto rubato per strada fa informazione. Forse anche più delle parole scritte. Ma torniamo a noi, a i Fatti del nuovo Molise. Tre anni. E per capire nella situazione nella quale ci troviamo voglio paragonare questo giornale a un bimbo di tre anni. Quante volte avrete letto di un’impresa che superando i 18 anni di attività diventa maggiorenne quindi il paragone ci sta tutto. I Fatti del nuovo Molise: un bimbo di appena 3 anni. Ho chiesto a Luca Mancini, pediatra ospedaliero a Milano, di sintetizzare in poche righe qual è la condizione di un bambino con questa età. Mi ha scritto: usa la struttura grammaticale dell’adulto (singolare, plurale, maschile, femminile, articolo, avverbi, ecc); articola frasi di quattro o più parole; sa farsi capire; va in triciclo; conosce il suo nome, età e sesso; disegna un cerchio; si sbottona i vestiti; ripete tre numeri; comincia a svestirsi, controlla gli sfinteri. Bene. Nel leggere questa sintesi molto chiara e comprensibile arrivo alla considerazione che vorrei fosse meditata e fatta vostra. E anticipo le conclusioni alle quali vorrei arrivaste possibilmente con me. I Fatti del nuovo Molise non è ancora abbastanza grande da poter essere in grado di camminare. Chi sinora ci ha sostenuto, perché le sole vendite in edicola o la raccolta pubblicitaria non sono sufficienti a farci vivere - e ve ne sarete accorti quando per qualche giorno abbiamo usato solo internet per farci leggere - ha deciso di allargare la base sociale. Un passo imprenditoriale che dovrebbe dare ossigeno a un progetto editoriale da migliorare e implementare con idee e uomini nuovi. Se mi guardo indietro riesco a sentire i brividi sulla pelle perché rivedo le facce delle persone che hanno condiviso questo progetto. Non è andata con qualcuno come doveva essere. Non tutte le ciambelle escono con il buco. Ma nel nostro piccolo abbiamo provato a dare un (non)senso all’informazione. Questo progetto può avere un futuro. Perché oltre agli uomini le idee per camminare hanno bisogno di forza economica. E mi auguro, chiunque salirà sul carro, che oltre alla sopravvivenza garantisca sempre autonomia e indipendenza, pur con i limiti umani di chi fa informazione.
Pino Cavuoti
tre anni fa questo foglio ha fatto il suo debutto in edicola. Nasceva con tanti buoni propositi e, come tutte le cose nuove, si cominciava con tante speranze forti del contributo di professionalità importanti nel panorama editoriale regionale. Di acqua e di colleghi ne sono passati, ne sono arrivati di nuovi e tanti altri sono andati via. Difficoltà ne abbiamo avute e ne continuiamo ad avere, ma per grazia di Dio e il sostegno di qualche amico, siamo ancora oggi qui a dialogare con voi. Anche in questa domenica. L’aria che si respira non è buona per nessuno, tanto meno per chi produce informazione. La carta stampata sta conoscendo una stagione fredda, anzi glaciale. E a dispetto di chi crede che prima o poi ci sarà la fine dei giornali così come siamo abituati a leggere, ritengo che ci sia ancora la possibilità di restare in edicola. Certo con il sempre più importante apporto della rete, che cosente di utilizzare in tempo reale il contributo della gente comune la quale anche con un semplice scatto rubato per strada fa informazione. Forse anche più delle parole scritte. Ma torniamo a noi, a i Fatti del nuovo Molise. Tre anni. E per capire nella situazione nella quale ci troviamo voglio paragonare questo giornale a un bimbo di tre anni. Quante volte avrete letto di un’impresa che superando i 18 anni di attività diventa maggiorenne quindi il paragone ci sta tutto. I Fatti del nuovo Molise: un bimbo di appena 3 anni. Ho chiesto a Luca Mancini, pediatra ospedaliero a Milano, di sintetizzare in poche righe qual è la condizione di un bambino con questa età. Mi ha scritto: usa la struttura grammaticale dell’adulto (singolare, plurale, maschile, femminile, articolo, avverbi, ecc); articola frasi di quattro o più parole; sa farsi capire; va in triciclo; conosce il suo nome, età e sesso; disegna un cerchio; si sbottona i vestiti; ripete tre numeri; comincia a svestirsi, controlla gli sfinteri. Bene. Nel leggere questa sintesi molto chiara e comprensibile arrivo alla considerazione che vorrei fosse meditata e fatta vostra. E anticipo le conclusioni alle quali vorrei arrivaste possibilmente con me. I Fatti del nuovo Molise non è ancora abbastanza grande da poter essere in grado di camminare. Chi sinora ci ha sostenuto, perché le sole vendite in edicola o la raccolta pubblicitaria non sono sufficienti a farci vivere - e ve ne sarete accorti quando per qualche giorno abbiamo usato solo internet per farci leggere - ha deciso di allargare la base sociale. Un passo imprenditoriale che dovrebbe dare ossigeno a un progetto editoriale da migliorare e implementare con idee e uomini nuovi. Se mi guardo indietro riesco a sentire i brividi sulla pelle perché rivedo le facce delle persone che hanno condiviso questo progetto. Non è andata con qualcuno come doveva essere. Non tutte le ciambelle escono con il buco. Ma nel nostro piccolo abbiamo provato a dare un (non)senso all’informazione. Questo progetto può avere un futuro. Perché oltre agli uomini le idee per camminare hanno bisogno di forza economica. E mi auguro, chiunque salirà sul carro, che oltre alla sopravvivenza garantisca sempre autonomia e indipendenza, pur con i limiti umani di chi fa informazione.
Pino Cavuoti
martedì 23 luglio 2013
Piana dei Mulini anno zero
(pc)
domenica 21 luglio 2013
Settimana politica da segno rosso
Chissà quanti tra di voi sono in questo momento in spiaggia con il nostro giornale tra le mani e sono rapiti dall’azzurro del mare. E dopo aver osservato il titolo principale avranno già iniziato a commentare, prima ancora di leggere gli articoli di riferimento. Quella che inizia domani è una settimana politica importante. Si comincia con il Consiglio regionale che al primo punto all’ordine del giorno presenta la riduzione dei costi della politica, misure di razionalizzazione, controlli e trasparenza dell’organizzazione e dei servizi della Regione. Il buon Giovanni Minicozzi da Telemolise commenta che gli inquilini di Palazzo Moffa più che ridursi lo stipendio lo abbiamo ritoccato all’insù, seppur di poche centinaia di euro. Chissà quali calcoli avrà fatto ma, come del resto avevamo scritto giovedì scorso da queste colonne della voce del popolo che già sussurrava questa possibilità. Sarà vero? Voglio sperare che non abbiamo avuto la faccia così tosta di farlo. Domani si vedrà. Intanto cresce l’attesa per Piana dei Mulini. Iorio ci riprova a richiamare migliaia di persone. A proposito quest’anno la polo di che colore sarà? Incassa un sì importante come quello del suo ex assessore Di Sandro, che si presenterà con tutto il suo partito. In quanti vorranno seguire il suo gesto. Sarà l’inizio di una nuova Forza Italia per seguire il vecchio leone che non vuol smettere di ruggire. (pc)
giovedì 18 luglio 2013
Indennità regionali: la commissione licenzia la nuova legge taglia-politica
Con quella erre moscia, che tanto faceva vip e caratterizzava l’Avvocato, Francesco Totaro, presidente della Prima Commissione permanente regionale, ha annunciato che i commissari hanno licenziato a velocità da centrometristi il progetto di legge n. 19 che fissa la riduzione dei costi della politica e misure di razionalizzazione, controllo e trasparenza dell’organizzazione e dei servizi della Regione. Trentaquattro pagine, per raccogliere diciannove articoli di legge, che permettono di ricostruire e determinare il nuovo status di consigliere regionale con i tetti massimi, omnicomprensivi, dei soldi che verranno corrisposti agli eletti. Trattamento economico che si comporrà tra indennità di carica, indennità di funzione e rimborso spese per l’esercizio del mandato. Al di là delle solite e qualunquistiche voci del popolino, che invece ritiene in aumento lo stipendio mensile (!), la Commissione ha avuto la strada spianata da un testo ben studiato. Tagli ci sono stati, ma resterà sempre un buon e invidiato stipendio. E se ora si cominciasse a rivedere anche le indennità dei dirigenti? Del resto la politica non è fatta solo dagli eletti, ma da tutto l’apparato!
martedì 16 luglio 2013
Riduzione dei costi regionali, Niro mette la quarta
A meno di una sonora smentita sono certo che Vincenzo Niro, presidente del Consiglio regionale, sia dotato di una buona dose di salutare ottimismo. Il perché è presto detto. Ieri pomeriggio l’ufficio stampa di Palazzo Moffa ha diramato l’ordine del giorno della prossima assise in calendario per lunedì 22 luglio. Al primo punto troviamo la proposta di legge a firma di Niro e Frattura per “la riduzione dei costi della politica, misure di razionalizzazione, controlli e trasparenza dell’organizzazione e dei servizi della regione». Legge “suggerita” dall’art. 2 del D.L. 174 del 2012. Si parla di ottimismo di Niro perché la prima commissione non ha ancora provveduto a licenziare e mandare in aula il documento da approvare. Ma la conferenza dei capigruppo ha di fatto già dato il via libera per l’arrivo in aula del testo finale. Una velocità che impressiona trovando, a quanto pare, la massima convergenza da parte di tutti i gruppi politici. Del resto ogni ulteriore ritardo rimanderebbe tutti a casa. Nessuno escluso.
sabato 6 luglio 2013
Regione suicida e anche masochista
La domanda sorge spontanea dopo l’esclusiva di Giovanni Minicozzi che ha fatto rivelare dall’ex presidente di centrosinistra degli anni Novanta, Marcello Veneziale, che il Molise è l’unica regione a statuto ordinario a non aver adottato le prescizioni del decreto legge che imponeva (e badate bene) non suggeriva riduzioni nella gestione del Consiglio regionale e di conseguenza anche degli stipendi degli eletti. Da Palazzo Moffa nessun commento alle parole di Veneziale, che ha persino cercato di parlare con il governatore Frattura senza ottenere l’opportunità di metterlo in guardia sul pericolo che si sta correndo: meno risorse per la Regione ma soprattutto il rischio di scioglimento. Cosa passa per la testa dei nostri amministratori regionali? Sono così impegnati da essere poco accorti nel rispettare le leggi? Comportamento che consente al senatore Di Giacomo di poter avere tutti i titoli per dire: un pericoloso pressapochismo che rischia di portare nel burrone questa Regione». Come dargli torto e smentirlo?
(pc)
(pc)
mercoledì 26 giugno 2013
In edicola virtualmente
Ringrazio i colleghi che, pur non percependo lo stipendio dallo scorso dicembre, stanno continuando a lavorare. Siamo in attesa di risposte dall’azienda che sta cercando in tutti i modi di trovare, entro fine mese, una soluzione praticabile che possa consentire la ripresa regolare dell’attività. Anche con un cambio di quote societarie e con l’ingresso di nuovi soci con risorse fresche da immettere in questa azienda editoriale.
La redazione ha deciso di dare fiducia, ancora per qualche giorno, a questo esperimento vituale sul web con la possibilità gratuita di scaricare l’edizione, così come l’avreste trovata come ogni giorno nelle edicole di Molise e di una parte d’Abruzzo. Si acquistano sempre meno giornali, ancor più in questo periodo di crisi. Così come si risparmia sul cibo. Mi auguro, soprattutto per i colleghi, che la nostra non sia un’agonia già scritta. La vicenda di questo quotidiano non è diversa da tante altre realtà in difficoltà. Per le imprese editoriali senza il sostegno pubblico sarà difficile se non impossibile continuare a esistere. Che coinvolge, per certi versi, anche le edicole che stanno scomparendo nei 136 comuni del Molise. Del resto come si potrebbe pensare che le agenzie di distribuzione possano farcela a sopportare le spese di trasporto per pochi centesimi di utile per copia venduta? Il rilancio deve passare anche attraverso il ricambio delle persone. Voglio sperare che questo possa servire a rimettere in carreggiata una testata che ha tutto il diritto di continuare a esistere e prosperare. Anche se ho sempre ritenuto che la quantità degli organi di informazione non vuol dire per forza di cose più democrazia e circolazione delle idee se non c’è la possibilità di vivere dovendo far fronte alle leggi di mercato. Per questa ragione una legge sull’editoria appare necessaria con regole certe, fissate da criteri che tengano conto in primo luogo di chi scrive. La libertà di pensiero. Come è bella la democrazia.
Una corsa contro il tempo per tutti della serie “speriamo che io me la cavo”. Ho ricevuto diversi attestati di vicinanza, in particolare dagli amici di ieri e di oggi. Grazie a chi mi ha chiamato o messaggiato.
Pino Cavuoti
La redazione ha deciso di dare fiducia, ancora per qualche giorno, a questo esperimento vituale sul web con la possibilità gratuita di scaricare l’edizione, così come l’avreste trovata come ogni giorno nelle edicole di Molise e di una parte d’Abruzzo. Si acquistano sempre meno giornali, ancor più in questo periodo di crisi. Così come si risparmia sul cibo. Mi auguro, soprattutto per i colleghi, che la nostra non sia un’agonia già scritta. La vicenda di questo quotidiano non è diversa da tante altre realtà in difficoltà. Per le imprese editoriali senza il sostegno pubblico sarà difficile se non impossibile continuare a esistere. Che coinvolge, per certi versi, anche le edicole che stanno scomparendo nei 136 comuni del Molise. Del resto come si potrebbe pensare che le agenzie di distribuzione possano farcela a sopportare le spese di trasporto per pochi centesimi di utile per copia venduta? Il rilancio deve passare anche attraverso il ricambio delle persone. Voglio sperare che questo possa servire a rimettere in carreggiata una testata che ha tutto il diritto di continuare a esistere e prosperare. Anche se ho sempre ritenuto che la quantità degli organi di informazione non vuol dire per forza di cose più democrazia e circolazione delle idee se non c’è la possibilità di vivere dovendo far fronte alle leggi di mercato. Per questa ragione una legge sull’editoria appare necessaria con regole certe, fissate da criteri che tengano conto in primo luogo di chi scrive. La libertà di pensiero. Come è bella la democrazia.
Una corsa contro il tempo per tutti della serie “speriamo che io me la cavo”. Ho ricevuto diversi attestati di vicinanza, in particolare dagli amici di ieri e di oggi. Grazie a chi mi ha chiamato o messaggiato.
Pino Cavuoti
domenica 23 giugno 2013
Che ne sarà del nostro domani?
E’ una domanda alla quale ho qualche difficoltà a rispondere. E questa volta non sono a parlarvi di altri ma di noi, di questo giornale che in questi anni, pochi o tanti che siete stati, avete sostenuto acquistandoci in edicola o attraverso gli spazi pubblicitari. Con grande fatica possiamo dire che per 865 volte siamo riusciti a raccontarvi i fatti del Molise e di una parte d’Abruzzo, quello in cui vivo e che ha stretti rapporti con i molisani.
Ma il barile è stato raschiato fino al fondo e se non interverranno cose nuove forse gli editori saranno costretti a rivedere gli obiettivi che si erano prefissati quando il primo settembre 2010 decisero di stampare questo foglio. Voglio mettere sul tavolo quanto sta accadendo, per rispetto dei colleghi e dei lettori. Le prossime ore saranno decisive per stabilire il percorso futuro. Se continuare a essere presenti in edicola, se prendere un periodo sabatico o trasformare le modalità di stampa in dimensione telematica. Capite ora che la domanda che mi pongo, in questa ultima domenica di giugno, è più che motivata. Con il cuore gonfio per quella che è una sconfitta oltre che mia personale di quanti hanno creduto, e soprattutto la mia famiglia, sulla capacità di saper fare ciò che forse ho sempre amato più di ogni altra cosa: scrivere, raccontare, far riflettere. Ma nella consapevolezza di saper ascoltare, saper sbagliare e sapersi correggere. Forse la mia esperienza molisana iniziata nel 1996 potrebbe interrompersi qui. Sono stati anni fecondi, ma anche tormentati dal peso che mi è rimasto sulle spalle per la precedente esperienza editoriale. Cause che mi hanno piegato le spalle e messo in ginocchio non avendo la forza economica per sostenerne le conseguenze. Ma ho l’obbligo di guardare oltre, di credere ancora in qualcosa. Che ne sarà domani? Il sole sorge per tutti, anche per noi. Vedremo come riuscirà a illuminare il nostro cammino. Buona domenica. Grazie a tutti voi.
Pino Cavuoti
Ma il barile è stato raschiato fino al fondo e se non interverranno cose nuove forse gli editori saranno costretti a rivedere gli obiettivi che si erano prefissati quando il primo settembre 2010 decisero di stampare questo foglio. Voglio mettere sul tavolo quanto sta accadendo, per rispetto dei colleghi e dei lettori. Le prossime ore saranno decisive per stabilire il percorso futuro. Se continuare a essere presenti in edicola, se prendere un periodo sabatico o trasformare le modalità di stampa in dimensione telematica. Capite ora che la domanda che mi pongo, in questa ultima domenica di giugno, è più che motivata. Con il cuore gonfio per quella che è una sconfitta oltre che mia personale di quanti hanno creduto, e soprattutto la mia famiglia, sulla capacità di saper fare ciò che forse ho sempre amato più di ogni altra cosa: scrivere, raccontare, far riflettere. Ma nella consapevolezza di saper ascoltare, saper sbagliare e sapersi correggere. Forse la mia esperienza molisana iniziata nel 1996 potrebbe interrompersi qui. Sono stati anni fecondi, ma anche tormentati dal peso che mi è rimasto sulle spalle per la precedente esperienza editoriale. Cause che mi hanno piegato le spalle e messo in ginocchio non avendo la forza economica per sostenerne le conseguenze. Ma ho l’obbligo di guardare oltre, di credere ancora in qualcosa. Che ne sarà domani? Il sole sorge per tutti, anche per noi. Vedremo come riuscirà a illuminare il nostro cammino. Buona domenica. Grazie a tutti voi.
Pino Cavuoti
sabato 22 giugno 2013
Lo strano caso dell’ente soppresso che però assume sette funzionari
Il caso è davvero strano e non mancherà di sollevare curiosità e polemiche. Curiosità per i sette fortunati, polemiche per la gratuità del provvedimento. Ma andiamo con ordine. Il consigliere regionale Filippo Monaco ha scoperto che un ente che verrà soppresso, su proposta del presidente Frattura e dell’assessore Petraroia, assumerà sette funzionari a tempo indeterminato. Il governo regionale ha approvato la proposta di legge, avanzata dal presidente della Regione e dall’assessore Petraroia di soppressione dell’ente strumentale regionale Agenzia Molise Lavoro. «Nulla di strano - scrive Monaco - se non fosse che la stessa Agenzia, per mano del direttore generale, riapre i termini concorsuali per l’assunzione a tempo indeterminato di sette funzionari». In pratica dice il consigliere di Costruire Democrazia «con una mano si propone la soppressione dell’Agenzia e con l’altra si chiude un occhio sulle assunzioni di sette funzionari a tempo indeterminato. Delle due l’una: o il governo regionale fa un passo indietro rispetto alla volontà di soppressione dell’ente oppure, coerentemente con la decisione di razionalizzazione dell’apparato pubblico, si provvede al blocco dei concorsi». A tal proposito il consigliere di Costruire Democrazia annuncia di aver presentato lo scorso 19 giugno un’interrogazione che arriverà sul tavolo di Frattura e Petraroia che dovranno quanto prima spiegare in aula cosa sia successo.
mercoledì 19 giugno 2013
Grazie presidente Frattura
Ringrazio pubblicamente il presidente della Regione Paolo Di Laura Frattura per la decisione di revocare la delibera di Giunta regionale che qualcuno definì “l’editto Iorio”. Lo ringrazio perché tra le tante querele che sto ancora sopportando della passata gestione del Nuovo Molise Oggi ora ce n’è una in meno a cui devo far fronte, con buona pace anche per gli altri miei colleghi della società fallita con tutti i suoi carichi di pendenze giudiziarie ancora in itinere. Ma sono contento in particolare per i colleghi della Rai che hanno dovuto patire in un’aula di tribunale per il semplice fatto di aver letto i titoli del giornale nel corso della rassegna stampa. Plaudo all’0rdine dei giornalisti del Molise che ribadisce un principio condivibile che il rapporto tra politica e informazione «tenga conto di comportamenti e criteri di valutazione che prescindano dal ricorso alla Magistratura». Esternazione che fa il paio con un tema che mai come ora ci trova sensibili e quanto mai attenti. Scrive il nostro Ordine professionale: «La Regione approvi al più presto una legge sul pluralismo dell’informazione che tenga conto della crisi del settore e lo tuteli, in nome della sacralità del diritto all’informazione dei cittadini; può farlo premiando le imprese editoriali che hanno sinora adottato comportamenti di sostanziale correttezza, contrattualizzando i colleghi delle redazioni; ma può farlo anche favorendo l’emersione del lavoro nero, l’abolizione del precariato e dunque predisponendo norme rivolte alle imprese disposte a regolarizzare le posizioni dei colleghi sinora privi di contratto». Intervento profetico. Non ho idea di cosa ci riservi il domani. Ma in questo momento mi rimbomba in testa una frase che sabato scorso ho letto su un calendario di quelli che ti regalano a Natale con le frasi celebri, una per ogni giorno. Non riesco a togliermela dalla testa: «Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi le responsabilità di cambiarle».
Pino Cavuoti
Pino Cavuoti
giovedì 13 giugno 2013
L'Udc riparte per essere protagonista
L’Udc abruzzese vuol tornare a essere protagonista delle scena politica regionale perché è arrivato il tempo delle proposte e dell’azione e non si può più rimanere alla finestra a guardare. Il capogruppo regionale, Antonio Menna, ha voluto convocare iscritti e simpatizzanti per riflettere sulle prospettive future partendo dall’analizzare due fattori come crescita e sviluppo. E stato lo stesso Menna a parlare di una provocazione, di una specie di cortocircuito per tornare a essere propositivi non prima di aver analizzato i fattori che stanno determinando questa forte crisi che non è solo economica.
Confronto che ha visto, uno di fronte all’altro, Giuseppe Mauro, economista e docente ordinario di politica economica presso l’Università D’Annunzio e Maurizio Spina, segretario generale Cisl Abruzzo. Era previsto anche l’intervento conclusivo di Lorenzo Cesa, segretario nazionale del partito, ma un improvviso malanno gli ha permesso solo un saluto telefonico a una sala gremita quanto attenta.
Molto qualificato l’intervento di Mauro che ha soddisfatto i presenti per l’analisi compiuta con il rigore del tecnico. Una crisi finanziaria che ha causato la caduta del prodotto interno lordo e con un’occupazione che ha fatto segnare in soli 4 anni la perdita di 22mila posti. Anche se il docente universitario ritiene che la crisi vada ricercata oltre il mondo della finanza perché la speculazione ha prodotto la caduta dei consumi per quella «che è una crisi strutturale che parte da lontano, almeno da 13 anni». Tasso di disoccupazione cresciuto dal 4,1 del 1999 all’attuale 11,5 per cento. Cassa integrazione in vertiginoso aumento in questa regione di 4 volte rispetto alla media nazionale. Fattori esterni (euro, patto di stabilità, ascesa dei paesi emergenti) e interni (uscita obiettivo 1, debito regionale) che hanno minato la capacità di progettare il futuro ma per dare una scossa occorre avere consapevolezza della trasformazione che è avvenuta nei processi che determina l’economia reale. Mauro ha ribadito un concetto oramai diventato comprensibile a tutti: il rigore senza la crescita produce asfissia e occorre immettere liquidità nel sistema. Il docente universitario ha invitato ad avere una visione strategica discutendo in particolare delle priorità consegnando un nuovo paradigma che interesserà il mondo industriale: collaborazione tra imprese, società e pubblico non dimenticando che l’Abruzzo ha grandi peculiarità che ci proiettano a guardare al nord «perché chi ci vuol avvicinare al Mezzogiorno commette un grosso errore».
Più politico e provocatorio l’intervento del segretario regionale della Cisl alla vigilia del congresso nazionale del suo sindacato che inizia oggi a Roma. «Abbiamo bisogno - ha detto Spina - di una grande classe dirigente capace di fare scelte coraggiose per una situazione che si trascinerà ancora per anni, ma al momento non vedo una classe dirigente pronta e capace». L’Abruzzo non può uscire dalla crisi con le sole proprie forze. Occorre più Europa, perché la prima sfida è quella di non restare isolati nella conspaevolezza che oggnuno faccia la propria parte, il proprio dovere. Spina ha ripercorso a ritroso i numeri della crisi ribadendo che «il nostro limite è il forte indebitamento negli anni precedenti che pesa come una zavorra e che ci costringe a ridurlo ma a scapito di chi: meno sociale, meno servizi?». Ridare potere al salario che vuol dire più potere d’acquisto per le famiglie che generano consumi e quindi produzione perché è fondamentale aumentare la domanda interna.
Per Antonio Menna parole che possono contribuire ad aprire un nuovo percorso politico per fare delle proposte per un patto per l’Abruzzo per ottenere risorse vere dal governo nazionale e dall’Europa. Menna avverte forte il disagio dei giovani con una disoccupazione in costante aumento e con un’economia regionale che continua a essere protagonista in negativo con aziende sempre più in difficoltà. «Da oggi si riparte - ha detto - con l’Udc che saprà interpretare le esigenze degli abruzzesi». A prendere la parola Fabio Travaglini, dirigente nazionale giovanile dell’Udc, che ha evidenziato un lungo elenco di incompiute per un Abruzzo fuori dalla crescita e dallo sviluppo, Travaglini si è augurato che questo incontro possa essere l’inizio di un canmmino di idee e non la manifestazione di un partito delle strategie. E’ intervenuto anche il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, che ha invitato i presenti a fare squadra negli interessi delle popolazioni amministrate. Erano presenti i consiglieri regionali Luciano Terra, capogruppo di Rialzati Molise, Emilio Nasuti, presidente della Commissione regionale Bilancio e Teresio Di Pietro, segretario regionale Udc Molise.
I lavori sono stati moderati da Annapaola Sabatini.
Confronto che ha visto, uno di fronte all’altro, Giuseppe Mauro, economista e docente ordinario di politica economica presso l’Università D’Annunzio e Maurizio Spina, segretario generale Cisl Abruzzo. Era previsto anche l’intervento conclusivo di Lorenzo Cesa, segretario nazionale del partito, ma un improvviso malanno gli ha permesso solo un saluto telefonico a una sala gremita quanto attenta.
Molto qualificato l’intervento di Mauro che ha soddisfatto i presenti per l’analisi compiuta con il rigore del tecnico. Una crisi finanziaria che ha causato la caduta del prodotto interno lordo e con un’occupazione che ha fatto segnare in soli 4 anni la perdita di 22mila posti. Anche se il docente universitario ritiene che la crisi vada ricercata oltre il mondo della finanza perché la speculazione ha prodotto la caduta dei consumi per quella «che è una crisi strutturale che parte da lontano, almeno da 13 anni». Tasso di disoccupazione cresciuto dal 4,1 del 1999 all’attuale 11,5 per cento. Cassa integrazione in vertiginoso aumento in questa regione di 4 volte rispetto alla media nazionale. Fattori esterni (euro, patto di stabilità, ascesa dei paesi emergenti) e interni (uscita obiettivo 1, debito regionale) che hanno minato la capacità di progettare il futuro ma per dare una scossa occorre avere consapevolezza della trasformazione che è avvenuta nei processi che determina l’economia reale. Mauro ha ribadito un concetto oramai diventato comprensibile a tutti: il rigore senza la crescita produce asfissia e occorre immettere liquidità nel sistema. Il docente universitario ha invitato ad avere una visione strategica discutendo in particolare delle priorità consegnando un nuovo paradigma che interesserà il mondo industriale: collaborazione tra imprese, società e pubblico non dimenticando che l’Abruzzo ha grandi peculiarità che ci proiettano a guardare al nord «perché chi ci vuol avvicinare al Mezzogiorno commette un grosso errore».
Più politico e provocatorio l’intervento del segretario regionale della Cisl alla vigilia del congresso nazionale del suo sindacato che inizia oggi a Roma. «Abbiamo bisogno - ha detto Spina - di una grande classe dirigente capace di fare scelte coraggiose per una situazione che si trascinerà ancora per anni, ma al momento non vedo una classe dirigente pronta e capace». L’Abruzzo non può uscire dalla crisi con le sole proprie forze. Occorre più Europa, perché la prima sfida è quella di non restare isolati nella conspaevolezza che oggnuno faccia la propria parte, il proprio dovere. Spina ha ripercorso a ritroso i numeri della crisi ribadendo che «il nostro limite è il forte indebitamento negli anni precedenti che pesa come una zavorra e che ci costringe a ridurlo ma a scapito di chi: meno sociale, meno servizi?». Ridare potere al salario che vuol dire più potere d’acquisto per le famiglie che generano consumi e quindi produzione perché è fondamentale aumentare la domanda interna.
Per Antonio Menna parole che possono contribuire ad aprire un nuovo percorso politico per fare delle proposte per un patto per l’Abruzzo per ottenere risorse vere dal governo nazionale e dall’Europa. Menna avverte forte il disagio dei giovani con una disoccupazione in costante aumento e con un’economia regionale che continua a essere protagonista in negativo con aziende sempre più in difficoltà. «Da oggi si riparte - ha detto - con l’Udc che saprà interpretare le esigenze degli abruzzesi». A prendere la parola Fabio Travaglini, dirigente nazionale giovanile dell’Udc, che ha evidenziato un lungo elenco di incompiute per un Abruzzo fuori dalla crescita e dallo sviluppo, Travaglini si è augurato che questo incontro possa essere l’inizio di un canmmino di idee e non la manifestazione di un partito delle strategie. E’ intervenuto anche il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, che ha invitato i presenti a fare squadra negli interessi delle popolazioni amministrate. Erano presenti i consiglieri regionali Luciano Terra, capogruppo di Rialzati Molise, Emilio Nasuti, presidente della Commissione regionale Bilancio e Teresio Di Pietro, segretario regionale Udc Molise.
I lavori sono stati moderati da Annapaola Sabatini.
sabato 8 giugno 2013
Assessori, questione di lana caprina
Antonio Sorbo, neo sindaco di Venafro, ha stabilito che i componenti della sua prima giunta municipale siano cinque, in un comune di poco più undicimila abitanti. Ironia della sorte nello stesso paese di Vincenzo Cotugno, consigliere regionale di Rialzati Molise, che è in attesa di accedere nelle stanze di via Genova, sede dell’esecutivo del governatore Di Laura Frattura.
Un parallelo davvero curioso che porta a riflettere su quanto stia accadendo in Consiglio regionale tra i partiti della maggioranza alle prese con la questione quinto assessore. Una storia poco edificante per il tempo che si sta perdendo in una discussione che dovrebbe essere riservata per ben altri argomenti e con posizioni smarcate e differenziate tra le forze che danno vita alla coalizione.
La domanda da porsi è così semplice da essere persino disarmante: è necessario allargare la giunta a cinque nonostante quanto stabilito in sede di approvazione dello Statuto, ora sconfessato, con soli 4 assessori e 20 consiglieri? Si è dato un sostanzioso taglio ai costi della politica generati dal numero degli eletti a Palazzo Moffa. Una sfoltitura necessaria per rispondere alle richieste di più contenimento della spesa e per ridurre le spese dei tanti politici che gravavano sulle tasche dei contribuenti. Per il Molise, in rapporto alla popolazione residente, si è stabilito che il numero giusto fosse 20 e nel calcolo percentuale degli assessori si è ragionato con il criterio dell’arrotondamento per difetto rispetto al numero dopo la virgola più vicino all’unità successiva.
In pratica si è scelto di ridurre a quattro, ma forse sarebbe stato più giusto passare a cinque per eccesso. In particolare se si considera che dei quattro assessori regionali solo uno è esterno con i tre alle prese anche con i lavori di consiglio e commissioni con il caso particolare di Vittorino Facciolla capogruppo anche di se stesso - a proposito sarà rimasto deluso chi sosteneva che avrebbe potuto ricoprire anche la carica di sindaco a San Martino in Pensilis e ora dichiarato decaduto.
Se il sindaco di Venafro ha ritenuto utile e più funzionale avere cinque collaboratori in giunta - al di là delle logiche degli equlibri politici - ancor di più dovrebbe incamminarsi il presidente della Regione per il buon governo della cosa pubblica.
Se il problema. come giustamente è stato posto, è solo e soltanto dei costi non c’è cosa più facile che utilizzare una delle operazioni della matematica: la divisione. Invece di dividere i costi degli assessori per quattro si può passare al numero successivo. Spese divise per cinque che potrebbe comportare anche una migliore organizzazione del lavoro. Perché si è portati a pensare che tutto questo rumore sia stato fatto solo per questa ragione e non per “garantire” la visibilità a Rialzati Molise che pure ha contribuito in maniera concreto al buon risultato del presidente Frattura, dopo oltre un decennio a guida Iorio.
Una partita che resta ancora aperta e che si spera possa arrivare alla conclusione. La strada legislativa scelta è comunque ancora lunga e forse chi dovrà entrare a pieno titolo nelle stanze dell’esecutivo è bene che si armi nella necessaria pazienza.
Un parallelo davvero curioso che porta a riflettere su quanto stia accadendo in Consiglio regionale tra i partiti della maggioranza alle prese con la questione quinto assessore. Una storia poco edificante per il tempo che si sta perdendo in una discussione che dovrebbe essere riservata per ben altri argomenti e con posizioni smarcate e differenziate tra le forze che danno vita alla coalizione.
La domanda da porsi è così semplice da essere persino disarmante: è necessario allargare la giunta a cinque nonostante quanto stabilito in sede di approvazione dello Statuto, ora sconfessato, con soli 4 assessori e 20 consiglieri? Si è dato un sostanzioso taglio ai costi della politica generati dal numero degli eletti a Palazzo Moffa. Una sfoltitura necessaria per rispondere alle richieste di più contenimento della spesa e per ridurre le spese dei tanti politici che gravavano sulle tasche dei contribuenti. Per il Molise, in rapporto alla popolazione residente, si è stabilito che il numero giusto fosse 20 e nel calcolo percentuale degli assessori si è ragionato con il criterio dell’arrotondamento per difetto rispetto al numero dopo la virgola più vicino all’unità successiva.
In pratica si è scelto di ridurre a quattro, ma forse sarebbe stato più giusto passare a cinque per eccesso. In particolare se si considera che dei quattro assessori regionali solo uno è esterno con i tre alle prese anche con i lavori di consiglio e commissioni con il caso particolare di Vittorino Facciolla capogruppo anche di se stesso - a proposito sarà rimasto deluso chi sosteneva che avrebbe potuto ricoprire anche la carica di sindaco a San Martino in Pensilis e ora dichiarato decaduto.
Se il sindaco di Venafro ha ritenuto utile e più funzionale avere cinque collaboratori in giunta - al di là delle logiche degli equlibri politici - ancor di più dovrebbe incamminarsi il presidente della Regione per il buon governo della cosa pubblica.
Se il problema. come giustamente è stato posto, è solo e soltanto dei costi non c’è cosa più facile che utilizzare una delle operazioni della matematica: la divisione. Invece di dividere i costi degli assessori per quattro si può passare al numero successivo. Spese divise per cinque che potrebbe comportare anche una migliore organizzazione del lavoro. Perché si è portati a pensare che tutto questo rumore sia stato fatto solo per questa ragione e non per “garantire” la visibilità a Rialzati Molise che pure ha contribuito in maniera concreto al buon risultato del presidente Frattura, dopo oltre un decennio a guida Iorio.
Una partita che resta ancora aperta e che si spera possa arrivare alla conclusione. La strada legislativa scelta è comunque ancora lunga e forse chi dovrà entrare a pieno titolo nelle stanze dell’esecutivo è bene che si armi nella necessaria pazienza.
sabato 25 maggio 2013
Sotto a chi copia, lo strano caso di Isernia
E’ proprio il caso di dire lo strano caso di Isernia dove, negli ultimi giorni di campagna elettorale, il confronto si è arenato più sull’esegesi e sull’origine del programma elettorale dell’avversario che sui reali problemi della città capoluogo di provincia. Uno strano divertimento partito dal centrodestra che ha accusato il candidato della coalizione di centrosinistra di aver copiato a piè pari dal sindaco di Camaiore, poi preso a sua volta con le mani nella marmellata per aver incollato pezzi del suo programma da più parti e persino da quello del sindaco Ugo De Vivo. Con l’utilizzo di internet ciò può accadere, e non è la prima volta che succede, e non sarà nemmeno l’ultima. Ma è proprio importante avere avuto per primo l’idea rispetto alla fattibilità delle cose che si vogliono realizzare se sono valide e soprattutto utili per la comunità che si vuol amministrare? E’ una discussione di lana caprina rispetto alle questioni che interessano i cittadini alle prese con una crisi che si taglia ogni giorno di più con il coltello. D’Apollonio e Brasiello sono caduti nella trappola delle chiacchiere inutili. Si potrà dire che è il gioco della politica, fatto di tanti bla bla. Sarà pure vero, ma forse si è perso finanche troppo tempo per una vicenda che domani già nessuno ricorderà. Ben altri giorni aspettano di essere vissuti a Isernia da tempo senza un sindaco nella pienezza dei suoi poteri. Nelle prossime ore gli elettori isernini dovranno scegliere il loro primo cittadino con un sistema nuovo per quanto attiene l’indicazione delle preferenze: insieme un uomo e una donna e nel caso si indicassero due persone dello stesso genere varrà solo il primo nome scritto sulla scheda. Gli elettori saranno pronti per questa mini rivoluzione?
Pino Cavuoti
Pino Cavuoti
domenica 19 maggio 2013
Il diritto all'oblio della sindachessa
Genere femminile, carattere maschile, anzi di più da macho. Per la sua capacità di non stancarsi mai sul lavoro, con una resistenza che non conosce pari tanto da essere riuscita a raggiungere posizioni di riguardo. Carattere da sesso forte che le consente anche di intrattenersi in pubblico con un linguaggio e una determinazione che non hanno pari. Si sta parlando della sindachessa di Riccia, presidente mancato della Provincia e di non eletta in Parlamento. Che si è sentita offesa tanto da ritenere questo foglio e chi lo dirige poco meno di niente. Libera di pensarlo e di dirlo, ma c’è modo e modo. Il casus belli? Un titolo del 5 maggio scorso quando si scriveva “Sottosegretari, Fanelli impallinata da Frattura”. Alla renziana di ferro non è andata giù, anche se poi a leggere bene l’articolo le venivano riconosciute indiscutibili capacità. Ma a quanto pare averlo fatto è da delinquenti. E allora che fare? Rispettare il suo desiderio, non espresso, all’oblio. Cosa che faremo così potrà dire di essere tosta, anzi tostissima. Ma che educazione!
venerdì 10 maggio 2013
Sabrina De Camillis, dalla mancata rielezione alla nomina a sottosegretario
E’ al lavoro a Roma. Nei nuovi uffici che le sono stati riservati a Largo Chigi al numero civico 19. Il sottosegretario Sabrina De Camillis ha preso con diligenza e impegno la nuova responsabilità. Che la vede nel governo a guida Enrico Letta.
La De Camillis e il suo rapporto con la politica, ieri, oggi e domani. Si parte da un invito rivolto, non più tardi di due anni fa alle Regionali del 2011 al Centrum Palace di Campobasso, ai giovani ad aver fiducia nella politica e a impegnarsi per essa, così come aveva fatto lei: credereche tutto è possibile.
«Con il passare degli anni il mio impegno non è cambiato nulla rispetto a quando ho iniziato ad appassionarmi di politica. Ho ancora quel desiderio di riuscire a fare qualcosa per consentire, in particolare alle nuove generazioni, di aver sempre più opportunità non perdendo l’ottimismo nel futuro. Ma soprattutto voglio ribadire che le cose che dissi in quell’occasione le sento ancora tutte valide e vive nella consapevolezza che gli obiettivi si raggiungono se si lavora con impegno credendo nelle cose che si fanno. per il bene comune».
La De Camillis e il suo rapporto con la politica, ieri, oggi e domani. Si parte da un invito rivolto, non più tardi di due anni fa alle Regionali del 2011 al Centrum Palace di Campobasso, ai giovani ad aver fiducia nella politica e a impegnarsi per essa, così come aveva fatto lei: credereche tutto è possibile.
«Con il passare degli anni il mio impegno non è cambiato nulla rispetto a quando ho iniziato ad appassionarmi di politica. Ho ancora quel desiderio di riuscire a fare qualcosa per consentire, in particolare alle nuove generazioni, di aver sempre più opportunità non perdendo l’ottimismo nel futuro. Ma soprattutto voglio ribadire che le cose che dissi in quell’occasione le sento ancora tutte valide e vive nella consapevolezza che gli obiettivi si raggiungono se si lavora con impegno credendo nelle cose che si fanno. per il bene comune».
mercoledì 24 aprile 2013
Il futuro ci appartiene: difendiamolo
E’ difficile poter fa accettare a chi non ha di che campare una frase di Eleanor Roosevelt che recita: “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei sogni”. Soprattutto mentre tutto va storto e maledici il giorno in cui sei venuto al mondo. Ti guardi intorno e non c’è una sola ragione perché la tua esistenza debba continuare, anche quando ci sono affetti che devi proteggere, educare alla vita e far crescere. Questa crisi maledetta e assassina ci sta togliendo sogni, speranze e futuro. Alla mancanza di risposte del domani c’è chi preferisce fuggire, facendola finita. A ondate.
martedì 23 aprile 2013
Noi ci speriamo
Auguri presidente Giorgio Napolitano. Che Dio la benedica e gli dia la forza necessaria per questo rinnovato impegno, con il suo giuramento di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione. Il suo discorso ha commosso per la lucidità e la chiarezza delle cose che ha detto in quella che è la sede naturale, il luogo deputato al dibattito e al confronto democratico rispetto alle piazze come qualcuno vorrebbe. L’inno d’Italia e il tricolore danno ancora valore al senso di appartenenza a un popolo, a uno Stato e a una storia di unità nazionale. La scelta fatta da deputato, senatori e delegati dei Consigli regionale è stata sicuramente quella più giusta in questo momento. Vorrei segnalare al presidente Napolitano che nel suo precedente settennato non ha fatto visita al nostro Molise, forse l’unica regione che non ha avuto l’onore di averlo come ospite. Mi permetto, a nome dei nostri lettori e dei molisani tutti, di invitare il presidente della Repubblica in Molise. Sono fiducioso e mi auguro che Napolitano voglia visitare presto la terra del Molise. Ci provo mandandogli anche una lettera.
Pino Cavuoti
Pino Cavuoti
domenica 14 aprile 2013
Di Laura Frattura e Cotugno, i signori della politica
![]() |
| Paolo Di Laura Frattura |
La settimana politica, che abbiamo appena messo in archivio, ci ha ricordato come a Palazzo Moffa le insidie siano sempre dietro l’angolo. Possono cambiare le maggioranze, ma il modus operandi resta sempre lo stesso, pur con il passare delle stagioni. In Consiglio regionale a pagare dazio questa volta è stato Rialzati Molise, nonostante avesse alle spalle uomini a cui non è sconosciuta l’arte del possibile e dell’imprevedibile, che si è sempre consumata tra le cose della politica. E così può accadere che si entri in Consiglio da presidente dell’assemblea e se ne esca da semplice consigliere. Anzi considerando come è andata Vincenzo Cotugno, quando ha capito l’aria che tirava, non ha ritenuto nemmeno di varcare la porta va e vieni.
Iscriviti a:
Post (Atom)





