| Il presidente del Consiglio regionale, Mario Pietracupa |
Gli editoriali e le interviste di Pino Cavuoti su «i Fatti del nuovo Molise» pinocavuoti@gmail.com
sabato 10 dicembre 2011
Che abbiano capito la lezione?
giovedì 8 dicembre 2011
Gennaro Chierchia come un uragano
Lo ha annunciato ieri mattina nel corso della conferenza stampa alla quale ha partecipato con i vertici del suo partito. Il neo consigliere regionale socialista, Gennaro Chierchia, già a partire dalla prima seduta dell’assemblea di Palazzo Moffa - in calendario per martedì prossimo 13 dicembre, giorno di Santa Lucia - farà fuoco e fiamme.
mercoledì 7 dicembre 2011
Una legge da abolire
Si consolano e pure bene i consiglieri regionali che non si ricandidano o sono stati trombati dalle urne. C’è una legge regionale, la 16 del 1974 che contiene “Norme sulla previdenza dei consiglieri regionali”, che all’art. 27 prevede un “premio di reinserimento nelle proprie attività di lavoro a tutti i consiglieri che non saranno rieletti nella successiva legislatura o che non si ripresenteranno candidati”.
martedì 6 dicembre 2011
Il ritorno di Mario Pietracupa alla presidenza del Consiglio
| Mario Pietracupa (Adc) |
torna a ricoprire la carica prestigiosa di presidente del Consiglio regionale del Molise. Verrebbe da dire che... a volte ritornano. E questa volta si può anche aggiungere, senza correre il rischio di essere partigiani, che è un bel ritorno. Una bella figura sia come presenza e sia come capacità di essere concreto e al tempo stesso sognatore. Perché Mario Pietracupa è al tempo stesso le due cose che riesce a far conciliare con leggerezza.
Iorio e Frattura, diversi ma uguali
Sembrava che tutto andasse per il verso giusto. Sobrietà degli interventi, inviti, da una parte e dall’altra, alla mutua collaborazione per rimettere in moto la macchina amministrativa regionale in giorni contrassegnati, a livello nazionale, dalla manovra “salva Italia” di Mario Monti.
venerdì 2 dicembre 2011
La voce dei senza voce
Non nego di aver molto gradito la lettera inviatami dal dott. Marco Tagliaferri a commento dell’editoriale dedicato a una madre stanca apparso il 1 dicembre. Ritengo che debba essere normale per un giornale occuparsi anche, e ritengo soprattutto, di argomenti di spessore sociale. E farlo è diventata più che una regola una eccezione. È indubbio che faccia più notizia parlare di cronaca, di scandali e di politica rispetto ai drammi, alle inquietudini della gente comune. Personalmente ritengo di proseguire sulla strada di un’informazione che guardi agli ultimi e a chi non ha nemmeno il necessario. È una scelta condivisa dalla proprietà della testata che su questo aspetto ha dato carta bianca a tutta la redazione. Parlare del bene comune, dei problemi del vivere quotidiano cercando di darne notizia a chi deve provvedere ai bisogni degli altri. A chi pensiamo? Non solo ai politici, ma a tutti coloro che hanno una responsabilità, una carica per la quale sono chiamati a prendere decisioni. Capaci di scelte buone a favore della collettività.
Pino Cavuoti
Caro Direttore, desidero esprimere il mio personale apprezzamento per il riscontro che ha voluto dare, nell’editoriale del 1 dicembre, al grido di aiuto-denuncia di una madre stanca e disperata, che vive una particolare condizione di disagio familiare. Una delle tante storie di sofferenza di oggi che il contesto sociale in cui tali esperienze vengono vissute tende quotidianamente ad esasperare. Ed il futuro certamente non è più bello del presente, se non si inizia a costruire una coscienza Etica che possa determinare decisioni decisamente a favore di chi non ha, rispetto a chi ha già, e tanto. Tanto è il parlare, poco è il fare. Ed il giornale, come Ella ha ben individuato, deve poter quotidianamente rappresentare non solamente un momento di sterile comunicazione, al fine di poter semplicemente dire, “io l’ho detto”, ma deve saper andare ben oltre e rappresentare un luogo di riflessione e di proposta, proattivo di un bene comune in cui ciascuno deve poter ritrovare una sua propria identità e dignità, nessuno escluso, indipendentemente dal ruolo che si occupa nell’attuale articolazione sociale. Ben venga quindi un maggiore spazio, come Ella ha auspicato, per evidenziare le difficoltà in cui tanta gente, in questa regione, è costretta ad esprimere la propria esperienza (negativa) di vita che il più delle volte non riesce a superare, diventando una “condizione di disagio sociale permanente”. Un impegno Eticosociale, il Suo, che trova anche il mio consenso.
Dr. Marco Tagliaferri
marco.tagliaferri.molise@gmail.com
Pino Cavuoti
Caro Direttore, desidero esprimere il mio personale apprezzamento per il riscontro che ha voluto dare, nell’editoriale del 1 dicembre, al grido di aiuto-denuncia di una madre stanca e disperata, che vive una particolare condizione di disagio familiare. Una delle tante storie di sofferenza di oggi che il contesto sociale in cui tali esperienze vengono vissute tende quotidianamente ad esasperare. Ed il futuro certamente non è più bello del presente, se non si inizia a costruire una coscienza Etica che possa determinare decisioni decisamente a favore di chi non ha, rispetto a chi ha già, e tanto. Tanto è il parlare, poco è il fare. Ed il giornale, come Ella ha ben individuato, deve poter quotidianamente rappresentare non solamente un momento di sterile comunicazione, al fine di poter semplicemente dire, “io l’ho detto”, ma deve saper andare ben oltre e rappresentare un luogo di riflessione e di proposta, proattivo di un bene comune in cui ciascuno deve poter ritrovare una sua propria identità e dignità, nessuno escluso, indipendentemente dal ruolo che si occupa nell’attuale articolazione sociale. Ben venga quindi un maggiore spazio, come Ella ha auspicato, per evidenziare le difficoltà in cui tanta gente, in questa regione, è costretta ad esprimere la propria esperienza (negativa) di vita che il più delle volte non riesce a superare, diventando una “condizione di disagio sociale permanente”. Un impegno Eticosociale, il Suo, che trova anche il mio consenso.
Dr. Marco Tagliaferri
marco.tagliaferri.molise@gmail.com
giovedì 1 dicembre 2011
Quando una madre è stanca e disperata
Ieri sul nostro sito è apparso un commento di una madre (divorziata) di due ragazzi e la più grande è iscritta all’Università. Guadagna uno stipendio di mille euro al mese ed è costretta a lavorare in nero per mantenere un livello di vita dignitoso alla sua famiglia. Non percepirà la borsa di studio per sua figlia, e si domanda se dovrà andare a chiedere l’elemosina davanti a una chiesa. Parole dure e dirette per denunciare una situazione difficile per tutti in questo momento di grande incertezza e ancor più per chi si trova a vivere la condizione di separato. Ho già avuto modo di ascoltare in altre occasioni lo sfogo di chi si ritrova con alle spalle un matrimonio o una convivenza andati in fumo. Con problemi di sopravvivenza o con mancata corresponsione degli alimenti. Non ho idea di quale sia la condizione di chi ci ha scritto - il testo integrale può essere recuperato sulla notizia relativa alla mancata assegnazione di 400 borse di studio all’Unimol - ma è indubbio che il suo grido ha più il sapore della denuncia, piuttosto che di aiuto. Ciò che mi ha colpito è l’evidenziare di aver raggiunto il limite, di essere stanca e disperata. Di queste cose dobbiamo parlare dando più spazio sulle nostre pagine per evidenziare le difficoltà della condizione umana in questa regione che siamo chiamati a raccontare. A cathyng@alice.it non posso che ribadire la disponibilità a farmi da altoparlante, da cassa di risonanza del suo disagio e di tutti coloro che ritengono utile farlo. Un grande “sfogatoio” dove riversare i propri problemi. Sono convinto che condividere le difficoltà può lenire la pena. Anche perché le certezze sono poche e sono sempre in forte crescita. Abbiamo il dovere di difenderci.
Pino Cavuoti
Pino Cavuoti
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