martedì 30 ottobre 2012

I giochi erano già fatti, il Molise torna al voto

Alla fine è stata ripristinata la legalità. Partenza non valida alle Regionali dello scorso anno: non avrebbero mai dovuto avere luogo. Lo ha sancito il Consiglio di Stato non rigettando né riformando ma accogliendo in pieno quanto deciso dal Tar di Campobasso lo scorso mese di maggio. Sono state compiute delle irregolarità che non potevano essere sanate in sede di Commissione regionale. Si è votato, ma è come se non fosse mai accaduto, nonostante per circa un anno trenta persone sono state impegnate a Palazzo Moffa. Si rimettono indietro le lancette dell’orologio e per la seconda volta il Molise si ritrova senza amministrazione regionale, perché qualcuno ha sbagliato a raccogliere le firme. Errori procedurali non di poco conto e che hanno prodotto elezioni illegittime. Di Laura Frattura aveva sempre gridato ai quattro venti che Iorio non aveva vinto un bel niente avendo giocato una partita truccata. Il Consiglio di Stato gli dà ragione: la vittoria di Iorio non c’è mai stata! 

domenica 28 ottobre 2012

Una settimana infinita

La scuola crollata a San Giuliano di Puglia
Buona domenica a tutti. Inizia domani una lunga e infinita settimana, che sarà caratterizzata da alcuni avvenimenti che non potranno passare inosservati. Il 31 ottobre di dieci anni fa un sisma di magnitudo 5.8 investe il Molise e parte della Puglia. Il terremoto sorprende tutti, in piena mattina. Sono le 11.32 quando la terra trema provocando morti, feriti e rovine. A San Giuliano di Puglia nella scuola  “Francesco Jovine” restano intrappolati, sotto le macerie dell’edificio, 57 bambini, 8 insegnanti e 2 bidelle. Si inizia a scavare a mani nude per lunghe e interminabili ore, poi la dolorosa conta dei morti con lo strazio e il dolore incontenibile di madri e padri che al mattino avevano salutato i loro figli andati solo a scuola. Dieci anni, la ricostruzione non ancora completata, tra polemiche e code giudiziarie. Nel dovere della memoria sono in programma una serie di manifestazioni per commemorare quelle vittime. Con diverse famiglie in attesa di trovare una conclusione al loro esilio a causa dell’inagibilità delle loro case. Mercoledì sarà celebrata la “Giornata della memoria”, istituita dal Consiglio regionale  con la legge 15 novembre 2003, n. 23.  L’art. 1 comma 2 dice che questo giorno «rappresenta occasione di riflessione e di approfondimento delle problematiche relative all’evento verificatosi, alla protezione civile, alla prevenzione, alla sicurezza ed al mondo dell’infanzia». C’è da augurarsi che oltre questo ci sia la capacità di un impegno per chiudere definitivamente gli interventi ancora in sospeso. Perché questo è chiesto a chi è stato eletto nel nome dei molisani. Ma sarà anche la settimana nella quale il Consiglio di Stato dovrebbe pronunciarsi sulle elezioni Regionali del 2011 annullate dal Tar. Senza far compiere più a nessuno sforzi di interpretazioni leggendo le viscere o scomodando misteriosi informatori. Del resto più che a tirare a indovinare non si può fare, anche se in questo caso la percentuale di probabilità è molto alta: al cinquanta per cento. Buona domenica a tutti.                                                               
Pino Cavuoti

sabato 27 ottobre 2012

Sanità, il manager dell'Asrem fa le pulci alla politica

Angelo Percopo, Giancarlo Paglione e Gianfranca Testa, rispettivamente direttore generale, sanitario e amministrativo ieri mattina si sono presentati ai giornalisti per quella che, a dirla tutta, è sembrata una procedura a dir poco irrituale e per certi versi si potrà dire un domani anche innovativa. Più che una conferenza stampa di autopromozione del lavoro svolto - teso a eliminare le sacche di sprechi del succhiasoldi del sistema sanitario regionale - si è trattato di un “processo breve” al sistema di gestione della sanità messo in campo dalla politica negli anni che hanno preceduto il loro arrivo. Metodo che sino all’insediamento del manager Percopo ha prodotto solo condizioni di dissesto e di centri di spesa duplicati a tal punto da costringere il governo a commissariare la sanità del Molise. Una filippica in un periodo che sembrerebbe propizio proprio alla rimozione di Percopo e della sua squadra. A leggere la premessa al bilancio delle attività aziendali svolte dal luglio 2010 al giugno 2012 si percepisce, sensazione confermata anche dalle parole ascoltate in conferenza stampa, che qualcuno si sia voluto togliere un peso dallo stomaco. Ma di fatto sostituendosi parzialmente a ruolo che dovrebbe, invece, spettare alla politica e dimenticando, parzialmente, del loro compito di gestione della sanità pubblica su mandato proprio del governo regionale. E questo è accaduto alla presenza del presidente della Commissione Sanità, Lucio De Bernardo, che ha ascoltato in silenzio e non perdendo nessuna parola. In particolare è stato ricordato che nel 2010 l’azienda sanitaria unica del Molise «si presentava frammentaria e confusa per la suddivisione del territorio ancora in quattro zone con quattro diversi ambiti, dotati, ciascuno, di propria autonomia gestionale ed operativa».

mercoledì 24 ottobre 2012

I cittadini vogliono certezze per il futuro dei loro figli

Luigi Mazzuto, presidente della Provincia di Isernia
Non si sono fatte attendere le reazioni all’articolo pubblicato ieri in questo spazio sull’ostinata difesa della Provincia di Isernia da parte della Conferenza delle autonomie locali prima e del Consiglio regionale dopo. Commenti negativi che sono giunti da diversi lettori, che ringrazio per il colloquio che hanno inteso aprire con il giornale. Pensieri che provengono non di certo da chi non ama il Molise e la sua storia. Non ci sono due fazioni contrapposte di chi, a oltranza, vuol difendere ogni residua rendita di potere e chi invece si rende conto, in forza del buon senso, che forse è giunta l’ora di chiudere i rubinetti della spesa pubblica. Qui si discute del  bene delle future generazioni alle quali si corre il rischio non solo di lasciare poco o nulla, ma addirittura un debito pro capite a dir poco opprimente. Sia chiaro: non è in gioco il posto di qualcuno a vantaggio di altri. Per capirci: non si sta parlando della serie: scansati tu che mi ci metto io! E nemmeno si sta rischiando di ridurre spazi di democrazia, da difendere a costo della propria vita. Ma è ora di dire basta alle spese non più giustificabili. Solo per fare un esempio. Oltre alle due province, con i rispettivi presidenti, giunte e consigli esiste anche un organismo che prevede un incarico di presidente dell’Unione delle Province con una cospicua dote annuale. Come si può pensare di poter sostenere ancora  un andazzo del genere? Uno dei tanti lettori mi ha scritto a proposito dell’argomento Provincia di Isernia e sulla sua difesa: «Non esiste classe politica piu ridicola di questa… ma stavolta si sono superati… invece di pensare a come meglio organizzare la nuova struttura ancora pensano di salvare l’ente più inutile d’Italia». E’ finita l’epoca delle “mucche da mungere”. Il Consiglio regionale del Molise, per certi versi, lo ha capito già dall’insediamento  di questa legislatura. Grandi passi in avanti sono stati fatti dai consiglieri che sul fronte province, invece, hanno fatto una capriola all’indietro. Un esercizio fisico forse più consono ai giocolieri. Del resto per una volta si può anche concedere loro qualche occasione di puro svago, per una decisione che a Roma sarà presa per quella che è.  
Pino Cavuoti

martedì 23 ottobre 2012

L’ostinata difesa della provincia che non ci sarà

Con 14 voti favorevoli (Cavaliere, Chieffo, Ciocca, D’Aimmo, De Bernardo, Fusco Perrella, Izzi, Marinelli, Niro, Pietracupa, Romagnuolo, Sabusco, Scasserra e Tamburro), 4 contrari (Di Pietro, Leva, Parpiglia e Petraroia) e 3 astenuti (Di Donato, Di Laura Frattura e Romano) il Consiglio regionale ha approvato il documento della Conferenza delle autonomie locali che sostiene le ragioni perché la Provincia di Isernia continui a rimanere in vita. I politici molisani si ostinano ad arrampicarsi sugli specchi pur di evitare ciò che accadrà nelle prossime settimane. In Italia subito verranno eliminate 36 province che non rispondono ai criteri stabiliti a livello governativo sull’estensione territoriale e per il numero degli abitanti. Quale lungimiranza politica può avere difendere l’indifendibile? I tempi sono cambiati e si punta alla razionalizzazione della spesa: che senso avere due province in un territorio di 4.400 chilometri quadrati, 136 comuni e con 319 mila abitanti? Quali servizi verrebbero meno se invece di due ci saranno due province? Vorrei che, al di là della demagogia e delle chiacchiere della politica, qualcuno ce lo spiegasse. Basta fare l’esempio della Basilicata con 10mila chilometri quadrati di superficie, 586mila e 131 comuni che ha stabilito che può andare bene una sola provincia. Anzi i politici lucani sono andati oltre dando una chance a Matera concedendo la possibilità della sede provinciale e mantenendo per Potenza gli uffici regionali. Capacità di adattamento e nello stesso tempo soluzioni che rispettino il territorio e la dignità di tutta la sua popolazione. In Molise si perde tempo con inutili difese di titoli. Ben altra cosa è l’identità di una regione rispetto a quella amministrativa. Poi non ci si deve indignare se il Molise verrà portato come esempio di spesa eccessiva per la gestione della cosa pubblica. Agli elettori un invito a ricordarsi dei 14 consiglieri regionali che si sono “immolati” in difesa delle due province. Se, come è logico e naturale pensare come andrà a finire con la cancellazione della Provincia di Isernia verrà cancellata, si chiederà conto di aver perso tempo prezioso per «un confronto... costruttivo» o di essere stati politici illuminati.
Pino Cavuoti

martedì 16 ottobre 2012

Nel giorno 16 del mese di ottobre dell’anno 2012

Esattamente dodici mesi dopo le Regionali 2011 il Consiglio di Stato oggi è  chiamato a chiudere la questione elezioni: confermare la sentenza del Tar e mandare tutti a casa o dare il via libera definitivo a Michele Iorio per continuare nella sua funzione di presidente della Regione Molise. In queste ultime settimane è continuato il gioco della margherita: Iorio resta, Iorio va via. A poche ore dalla parola fine le probabilità sono al cinquanta per cento, per l’una o l’altra soluzione. La questione che mi sta più a cuore, e che ritengo di voler affrontare, è quella del diritto e della giustizia. Il centrosinistra ha fatto bene a presentare il suo ricorso in forza delle leggi, che vanno rispettate. Con lo stesso diritto che nel 2000 consentì a “un cittadino elettore” di far cadere Giovanni Di Stasi spianando la strada alla vittoria di Iorio nel 2001. Su questo semplice e per certi versi banale, sono certo di dire che troverà tutti d’accordo. Però, a distanza di undici anni, una specie di legge del contrappasso potrebbe fare giustizia “dell’ingiustizia” che disarcionò, allora, il centrosinistra e che potrebbe ripetersi ora con il “buon governo di Iorio”. Non tiro la volata per nessuna delle due ipotesi, ovvero che resti l’attuale governatore o che si rivada alle urne. Ma finalmente. Perché almeno si avrà una certezza: far risvegliare, in un modo o nell’altro, la classe politica. Che sarà legittimata, anche facendo di nuovo ricorso alle urne, a far ripartire una regione che sembra addormentata, con il freno a mano tirato, restata in attesa di ciò che accadrà nel giorno 16 del mese di ottobre dell’anno 2012. Quella odierna sarà una lunga e per certi versi interminabile giornata al termine della quale i soli a ridere o piangere saranno gli addetti ai lavori della politica. Il resto dei molisani un po’ distratti dalle “cose del mondo” si potrà consolare con una frase di Francesco Guicciardini, che mi ha inviato ieri sera un amico per email, che recita: «L’unica cosa che rende la vita sopportabile, è il non sapere che cosa verrà dopo».
Pino Cavuoti

domenica 14 ottobre 2012

Sì all’invito di Nada Parrucchieri

Sono certo che l’Ordine dei giornalisti del Molise non ravvederà in queste due righe una forma di pubblicità a tal punto da sanzionarmi. Perché voglio invitare tutti i lettori di Campobasso a recarsi oggi alle ore 17.00 in via Crispi 24/a per l’apertura dei nuovi locali di Nada Parrucchieri. Perché, come garantiscono nella comunicazione che ho ricevuto, non si tratta di «una semplice inaugurazione ma un momento di grande solidarietà». I titolari Nando e Daniel, che vi assicuro non conosco, vogliono manifestare vicinanza alle fasce più deboli con un gesto concreto. Approfittando  di questo evento raccoglieranno dei fondi da destinare all’Istituto religioso femminile “Figlie del Divino Zelo” che opera in città in viale Elena e si dedica all’assistenza di min ori in difficoltà. I due soci chiedono «di manifestare affetto ed amicizia non con un bene materiale ma con un libero ed equivalente contributo economico da destinare appunto all’Istituto religioso da lasciare nella cassetta posta al lato dell’ingresso del locale. Una iniziativa sentita ed intesa ad incoraggiare specifiche azioni sociali di solidarietà». Complimenti e buon lavoro a Nada Parrucchieri per la loro idea. 
picav